LIVINGSCAPES

Trend research: Enabling House.
Abitare il benessere

The life of a designer is a life of fight, a fight against ugliness. Just as a doctor fights against disease. For us, visual disease is all around us, and what we try to do is to cure it somehow with design.

(Massimo Vignelli, graphic designer)


Design e arredi possono rappresentare una cura non solo “estetica” ma anche “fisica” e incidere positivamente sul benessere di chi interagisce con essi. L’idea che le mura domestiche – il luogo in cui tutti gli individui trascorrono una larga fetta della loro esistenza – contribuiscano attivamente a supportarne le attività, soprattutto nelle fasi più avanzate della vita, diventa centrale in prospettiva, considerata la tendenza all’invecchiamento che la popolazione del pianeta sta sperimentando.

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Nel 2012 il duo di designer di base tra Milano e Singapore Lanzavecchia + Wai ha ideato una linea di arredi seminale in questo senso, denominata “No Country for Old Men” e pensata proprio per i consumatori senior che non possono più essere archiviati come “vecchi” nel senso tradizionale del termine. L’estetica, infatti, non ricalca i canoni medical-ospedalieri a cui solitamente gli arredi pensati per gli anziani si ispirano ma è contemporanea e ricercata e quindi di interesse e potenziale utilizzo anche da parte delle persone più giovani che, ad esempio, attraversano un periodo di disabilità.

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Together è una serie di piccoli mobili muniti di rotelle e manico ergonomico, che ricorda quello di un bastone o di un ombrello, che facilitano la mobilità domestica e possono fungere da tavolino, da piano di appoggio con tanto di alloggiamento per iPad e da contenitore/portariviste. Assunta è una sedia/poltroncina che utilizza il peso stesso della persona come leva per agevolare l’atto di rialzarsi.

Piccoli e grandi accorgimenti che architetti d’interni e designer possono studiare per rendere mobili e arredi un’appendice del corpo che in alcuni casi si sostituisce a esso oppure per trasformarli in dispositivi che migliorano la qualità della vita di chi li utilizza. In tal modo gli spazi abitativi si prestano a diventare dei validi alleati nello svolgimento delle pratiche di ogni giorno e nel perseguimento di uno stato psico-fisico ottimale.

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L’edificio stesso in cui si vive può dare un contributo utile in caso di necessità. L’Alcabideche Social Complex è un retirement per la terza età progettato dallo studio portoghese Guedes Cruz Architects che già di per sé non ha nulla dell’immaginario legato alla “fine della vita” o alla malattia. Concepito come un villaggio composto di singole residenze indipendenti, il complesso si ispira allo stile di vita mediterraneo e comprende strutture di supporto, aree verdi, terrazze comuni, piscine e una serie di attrezzature condivise che rimandano a un concetto di invecchiamento “attivo”.

Le abitazioni sono orientate in modo da catturare la luce del sole e sono caratterizzate da coperture piane translucide che di notte si illuminano come lanterne. Questa scelta progettuale, oltre ad avere un impatto estetico e paesaggistico molto delicato e suggestivo è allo stesso tempo estremamente funzionale. In caso di emergenza o malore, infatti, gli occupanti possono tramutare in rosso la luce emanata dal tetto allertando immediatamente la centrale di controllo e diventando istantaneamente riconoscibili ai soccorsi.

Viste in quest’ottica architettura e design assumono un valore “sociale” aggiunto nell’accompagnare in modo empatico lo svolgersi della vita, restituendo dignità e autostima nei momenti in cui le persone ne sentono maggiormente il bisogno.

Questo macro-trend trova due concrete manifestazioni nei micro-trend Grey Power e Il design che fa bene