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Trend research: Home – Homedulgence, gratificazione dei sensi

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Su Facebook spopola una pagina dall’ironico nome “Stare in casa is the new uscire” che, con i suoi circa 70.000 follower, si fa portavoce di un’istanza molto sentita del lifestyle contemporaneo. La casa oggi è un ecosistema confortevole e accogliente di gran lunga preferibile al mondo esterno. Per quanto sofisticata possa essere l’offerta dei luoghi pubblici - come cinema, bar, ristoranti ecc. – nulla può competere con la comodità del divano di casa nostra.

Nella società contemporanea stare e vivere la casa non è una spinta isolazionista ma una scelta dettata da una consapevole ricerca di qualità della vita e di gratificazione dei sensi. Oggi in casa si può fare tutto, dallo shopping alle esperienze culinarie e di intrattenimento, dal relax alla socializzazione, con il valore aggiunto del massimo agio e intimità – che nessun luogo pubblico, pensato come “one size fits all”, riesce a ricreare in pieno – e della massima personalizzazione. Due valori che incidono profondamente sulle scelte delle persone come individui e come consumatori.  

Un esempio su tutti è il modo in cui fenomeni come Netflix hanno ribaltato le regole del gioco dell’intrattenimento televisivo domestico. La casa diventa il portale di accesso a un’offerta più variegata rispetto al cinema, ad esempio, ma soprattutto ritagliata sulle esigenze, sulle preferenze e sulle abitudini del singolo. 

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In Russia, nelle case di molti “giovani” trenta/quarantenni, non è raro osservare soluzioni progettuali studiate per far apparire all’occorrenza – anche in appartamenti dalle dimensioni molto ridotte - uno schermo cinematografico su cui proiettare i programmi preferiti.

Quello che in casa succede con l’intrattenimento, succede anche col cibo, il selfcare e lo shopping (e-commerce in primis). Le mura domestiche si configurano sempre di più come il luogo privilegiato in cui fare esperienze di consumo gratificanti, polisensoriali e di qualità tanto quanto quelle che si possono fare all’esterno.

Dalla CUCINA, luogo ormai “sacro” che è diventato il fulcro dello spazio domestico e il teatro di nuove ritualità legate al cibo, al BAGNO che si trasforma in una vera e propria "private spa”.

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Autoindulgenza che nella maggior parte dei casi passa attraverso il cibo, inteso sia nella sua accezione “culturale” di processo di conoscenza e di scelta che in quella polisensoriale legata all’atto della sua trasformazione e del consumo.

Proprio il dilagare di questa nuova cultura legata al cibo ha messo la cucina e gli spazi deputati alle pratiche a esso connesse al centro della vita domestica e relazionale. Le cucine assomigliano sempre di più a quelle di un vero e proprio ristorante, sia dal punto di vista della dotazione di elettrodomestici semi-professionali (tema che verrà esplorato nel megatrend Customized Home), sia dal punto di vista della qualità dei pasti che in essa vengono consumati.

Mangiare a casa non equivale più a un ripiego e non implica nessuna rinuncia in termini di gusto e di gratificazione. Ne sono un esempio servizi come Cortilia (http://www.cortilia.it/) o Portanatura (http://portanatura.it/) che spediscono su abbonamento la scorta settimanale di frutta e verdure fresche a Km0 e/o bio o la recente evoluzione dei servizi di food delivery, come Deliveroo, che consegnano a domicilio i piatti dei ristoranti premium della città, permettendo loro di “mettere un tavolo” in casa dei clienti.

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Fulcro dell’indulgenza più intima e personale è la stanza da bagno, deputata alla cura di sé e del proprio benessere psicofisico. Non a caso usiamo il termine stanza perché, oltre che dal punto di vista funzionale, anche dal punto di vista estetico, il design dell’area bagno tende sempre più ad assumere le caratteristiche proprie degli altri ambienti della casa, fondendosi in alcuni casi con essi.

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Uno tra i molti esempi dell’ibridazione stilistica viene dal marchio australiano di arredi Zuster che, in collaborazione con Reece – azienda leader dell’arredo bagno in Australia – ha firmato la sua prima collezione di mobili per il bagno Issy che trasporta in questo ambiente della casa riferimenti e suggestioni provenienti da altri contesti per dare nuovi significati ai rituali della bellezza personale, sia maschili che femminili, semplificandone lo svolgimento e amplificandone la gratificazione.

Prendendo ispirazione, infatti, dalle esperienze di cura del sé che offrono gli alberghi o le spa di lusso, Issy traghetta nel progetto domestico elementi di estremo comfort – come la possibilità di sedersi mentre ci si trucca o ci si veste, ogni oggetto, dal phon alla cesta portabiancheria fino agli accessori make-up o la rasatura trovano il loro esatto alloggiamento in mobili facilmente raggiungibili che si aprono e chiudono con un tocco.

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La dimensione di cosiness è svincolata dall’estensione superficiale degli spazi. Il senso di comfort, infatti, può appartenere sia a una casa spaziosa che a una casa di metrature ridotte o minime.

Il designer ceco Michael Tomalik ce ne dà un’efficace testimonianza nel progetto di Idol. Un microcosmo autosufficiente che il giovane designer ha progettato rievocando la sua infanzia e, in particolare, le sensazioni di privilegio e sicurezza legate alla costruzione del proprio rifugio personale.

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La poltrona-rifugio è realizzata con una struttura lineare in ferro che si modella nello spazio per creare appendici funzionali: piani di appoggio, vani portalibri e/o giornali, supporti a cui appendere punti luce, agganciare altri oggetti o su cui sistemare piante. Sulla struttura trovano posto grossi e morbidi cuscini in cui adagiarsi da soli o in compagnia. Il risultato assomiglia a un’oasi di calma privata.

“I wanted to go back in time which was, for me somehow easier, untouched by design and style” dice Tomalik, “I realized that one of the most magic memories from my childhood was building different kind of forts and bunkers. I used this inspiration with the intention to build one, once again, but for me … an adult person”.

Idol diventa, così, una sorta di casa nella casa capace di catturare, anche in uno spazio molto ridotto, quel senso di agio in cui tutto – o meglio, tutto quello che è importante per noi – ha un posto, proprio come nei giochi di bambini.