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Le caffettiere dei miei bisnonni

La fine delle icone nel design italiano

Chi meglio della nipote di non uno, ma ben due produttori di icone, letteralmente cresciuta a pane e design, ci può spiegare cosa sia un’icona, cosa la definisca, in che cosa si differenzi da un prodotto “di moda” o da un archetipo e perché oggi non sia più tempo di icone.

In Le caffettiere dei miei bisnonni. La fine delle icone nel design italiano Chiara Alessi è lucida, acuta, a tratti ironica e mai pessimista nel raccontare, appunto, perché sia finita l'epoca delle icone nel design italiano. Tante le ipotesi sfatate: non è colpa dei designer a cui sarebbe venuta meno la creatività, delle aziende che non le saprebbero più produrre, commercializzare o comunicare o del pubblico che non le riconoscerebbe. Né tantomeno sarebbe dovuto alla mancanza di una distanza temporale sufficiente.

Questo fenomeno sarebbe, bensì, la conseguenza di una differente modalità di fruizione del tempo oggi. Il presente è un momento “in perenne aggiornamento”, in cui ogni cosa viene sostituita dalla nuova versione di se stessa che la rende immediatamente obsoleta e soggetta a veloce oblio. Così, gli oggetti che vengono intrappolati nella loro attualità “sono semplicemente selfie del presente” e accessori “che non necessariamente devono funzionare e durare ma che sanno dare emozioni, istantanee e forti”. Oggi, i nostri oggetti sono scelte esclusivamente emotive, personali, “pretesti per dire qualcosa di noi, spesso solo a noi. Senza l’ambizione di riconfigurare un paesaggio convincente e duraturo, collettivo” come invece facevano, e continuano a fare, le icone storiche.

Ma, a ben vedere, non è detto questo sia un difetto. Se il design, domani, producesse un presente più etico, innovativo e generoso, seppur non universale, sicuramente anche i bisnonni dell’autrice, Alfonso Bialetti, inventore della macchinetta da caffè più famosa nel mondo, e Giovanni Alessi, dell'omonima azienda di casalinghi, non storcerebbero il naso.

 

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