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Chi ha paura dei mostri?

Vieni qua, più vicino, ti voglio mostrare una piccola (ma potentissima) collezione. Qualcosa di mai visto prima. Di terribile e meraviglioso insieme. Non avere paura. In fondo, è solo, fragilissimo e fortissimo, cristallo. Sembra di sentirlo, Maxim Velčovský, direttore creativo di Lasvit, brand ceco di design, all’avanguardia nella lavorazione del vetro, mentre ci presenta l’ultima suggestiva collezione di sculture e vasi in vetro di Boemia firmati da un wonder team da brividi. Maarten Baas, Jaroslav Brychta, i Fratelli Campana, Stephan Hamel, Maurizio Galante & Tal Lancman, Martin Janecký, Vladimír Kopecký, Daniel Libeskind, Alessandro Mendini, Stanislav Müller, Nendo, Fabio Novembre, Yabu Pushelberg, Renè Roubíček, Raja Schwahn-Reichmann, Moritz Waldemayer e lo stesso Maxim Velčovský sono i demiurghi di creature misteriose, personificazioni di tutte le paure e le fragilità, ma anche di tutto il genio e la creatività che c’è in noi. 


Monsters è una rassegna di belve, spettri, chimere, personaggi mefistofelici e genius loci: creature immaginarie, allo stesso tempo docili e feroci, libere dai confini a loro imposti. Terrificanti, e sia, ma sicuramente fonti di grandi ispirazioni. Da sempre, l’idea di mostro è carica di fascino. Mostro è il diverso, può spaventare ma anche aprire la mente verso nuovi orizzonti. Mostro è il sovrannaturale, in un universo popolato da presenze inquietanti, che non manca di allure poetico. “Monstrum” è il prodigio, la cosa straordinaria che non obbedisce alle regole della Natura ma è espressione della volontà degli dèi. I Mostri di Lasvit sono i “buoni demoni” di Platone, i nostri spiriti geniali e magici, capaci di farci vedere il turbolento scorrere della vita con ironia. 


Così, il mostruoso, ossia il non-bello, il non-comune, il non-perfetto diventa, per i designer, strumento per dare forma e volto alle proprie paure ed esorcizzarle. Il risultato? Una collezione di mirabilia di cui subito ci si innamora e che a noi, impavidi design addicted, fa quasi tenerezza.


Tre sono i demoni plasmati da Stephan Hamel, Brand Development Director di Lasvit e padrino della collezione: Swaco, il cigno che ha il potere di distruggere il buongusto; Max, pipistrello esteta, che ha l’onere di mantenere l'equilibrio in natura; Tommy, il Tomatokiller, il guardiano che difende il cibo da ingredienti chimici e geneticamente modificati. 

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I coloratissimi BHSD di Maarten Baas, invece, sono la raffigurazione di autentiche creature fossili recentemente scoperte in Olanda: un esercito di piccole creature primordiali bidimensionali dotate di denti aguzzi e grandi bocche che sgranocchiavano le loro prede senza mai inghiottirle. Erano, in effetti, prive di stomaco.

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Di Jaroslav Brychta è il San Giorgio che uccide il drago. Archetipo e paradigma dell’eroe che sconfigge i propri demoni.

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I fratelli Campana danno vita a Outer Space Monsters, alieni-astronauti dalle sembianze umane atterrati sulla terra senza alcuna protezione.

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Per Maurizio Galante e Tal Lancman, il mostro è chi guarda dallo specchio rivelando verità nascoste e insopportabili che, tuttavia, aiutano a sconfiggere altre paure.

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Magnetica e mistica, Morana, la creazione di Martin Janecký, è l'incarnazione dell’anima di una donna defunta che torna sulla Terra per celebrare con la sua famiglia il Día de los Muertos. 

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Ecco, poi, arrivare i terrificanti cani che stanno a guardia dell’inferno: una carovana in vetro realizzata da Vladimír Kopecký sulle note di una filastrocca che amava tanto da bambino.

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Rosencrantz e Guildenstern, come i personaggi dell’Amleto di Shakespeare, sono i mostri di Daniel Libeskind realizzati a mano con un vetro speciale che cambia colore in base alla luce che riceve e riflette.

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Alessandro Mendini è il demiurgo di Rombo 1 e Rombo 2, grandi vasi di vetro colorato di diversa altezza, raffiguranti una buffa faccia robotica con occhi e orecchie.

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I due mostri Manabi (Sensei, il maestro, e Gakusei, il seguace) di Stanislav Müller sono membri dell'Ordine di Opton e nascono dalla luce per combattere l'oscurità. 

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La poesia di Nendo, invece, non tradisce nemmeno la mostruosità: Something Underneath sono sottili lastre di vetro bianco e nero sotto le quali si nasconde qualcosa di misterioso e informe, ma vivo. 

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Il Toyboy di Fabio Novembre demonizza la figura del clown in un uomo vitruviano che diventa oggetto erotico di mostruose proporzioni.

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Non tutti i mostri hanno zanne e artigli: i Tsukumogami (Shiin, Uro-Uro e Jiro-Jiro) del duo creativo Yabu Pushelberg sono oggetti del folklore giapponese che hanno compiuto 100 anni e ottenuto un’anima. 

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Anche l’idea di Renè Roubíček non ha nulla di minaccioso. Il suo The Martian è affettuoso e divertente, allegro e bizzarro, come il vetro di uranio di cui è fatto. 

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Der Tanzlaubenhund, il Cane Danzante con un sol occhio che ricorda il Diavolo della Tasmania, di Raja Schwahn-Reichmann si nasconde sotto una panchina e, da lì, osserva la gente. All’improvviso, però, si mette a danzare sulle zampe posteriori facendo impazzire chi lo guarda.

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I due mostri di Moritz Waldemeyer sono tratti dalla mitologia persiana: Ghoul è lo spirito di un profanatore di tombe che divora i morti; Jen è uno spirito malvagio che si impossessa dei corpi delle persone. Dalle sembianze minimaliste, quasi graziose, sono gli occhi illuminati da LED che tradiscono lo spirito malvagio che c’è in loro.  

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Conclude la rassegna Maxim Velčovský che, con Leftism, propone la sua interpretazione del comunismo sovietico, rappresentando Lenin come politico russo affetto da una malformazione a entrambi gli arti sinistri (!) che hanno una dimensione abnorme.

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