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Buon compleanno, Panton Chair!

Compiere 50 anni e non sentirli. D’altronde, si sa, le icone non invecchiano mai, conservano intatto nel tempo fascino e glamour. Idealmente concepita alla fine degli anni Cinquanta dal danese Verner Panton e sviluppata nei primi anni Sessanta da Vitra, la Panton Chair debutta alla fiera di Colonia nel 1968 e, da allora, resiste alla metamorfosi dei gusti e al succedersi delle mode, fino a imporsi nell’immaginario collettivo quale oggetto cult per eccellenza: di quelli riconoscibili dalla forma prima ancora che dal designer o dal brand che li produce. Perfetta sintesi di forma e funzione, esempio straordinario di come un product design di ampia produzione possa, contemporaneamente, dare l’impressine di essere un pezzo unico, al più in limited edition, la Panton Chair è riuscita anche a dare scandalo di sè: progettata per aderire alle linee del corpo, nel 1971 è stata scelta dalla rivista britannica Nova come co-protagonista con Amanda Lear di un originale servizio intitolato How to undress in front of your husband.

Amatissima e copiatissima, rivisitata da artisti e designer, disponibile anche in una versione per bambini, la Panton Chair venne realizzata per la prima volta in poliestere rinforzato con fibroresina per essere auto-portante, seguito dal poliuretano espanso e dal Luran S stampato a iniezione. Solo nel 1999 è stato possibile mettere a punto il processo produttivo secondo le linee guida studiate dal designer, per poi superarlo e arrivare alla versione attuale, più economica, prodotta con il procedimento di stampa a iniezione in polipropilene completamente riciclabile.

Per festeggiarla al meglio, Vitra propone due versioni inedite che omaggiano le intuizioni del suo creatore: Panton Chrome e Panton Glow. Con la prima, si celebra la grande passione per le superfici specchianti di Verner Panton, che nei primi anni Settanta aveva esplorato la possibilità di conferire alla seduta una superficie a specchio, non concretizzabile per via di limiti tecnici. Con la seconda, l’azienda si ispira invece all’installazione Visiona 2 del 1970, dove pareti e soffitti sembravano illuminarsi dall’interno: realizzata in collaborazione con Marianne Panton, moglie di Verner, è frutto di un procedimento dove cinque strati di vernice contenenti pigmenti fosforescenti vengono applicati artigianalmente alla scocca e sigillati da un rivestimento protettivo lucido. Il risultato? Di giorno la seduta assorbe la luce solare e al buio emette un bagliore azzurro

 

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