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Leonor Antunes. The last days in Galliate

The last days in Galliate è la prima grande mostra personale in Italia dedicata a Leonor Antunes, artista portoghese classe 1972, che, da sempre, indaga figure e temi rimasti ai margini della storia dell’arte, del design e dell’architettura del Ventesimo secolo, con un particolare interesse per il Modernismo, di cui reinterpreta alcuni degli aspetti più radicali.

L’esposizione è concepita come una complessa installazione site-specific e immersiva che invade i 1.400mq dello Shed di Pirelli HangarBicocca: le opere, di cui molte nuove produzioni, entrano in dialogo con gli elementi strutturali dello spazio e con la luce naturale per confluire in esperienze di fruizione tanto ritmiche e visive quanto sensoriali e in un’unica, fascinosa, narrazione.

Attraverso un’attenta ricerca sul lavoro e sulle creazioni di personalità soprattutto femminili, Leonor seleziona alcuni dettagli architettonici, parti di mobili e oggetti, che vengono misurati e quindi duplicati, ingranditi, ridotti e interpretati, costituendo frammenti e fondamenta da cui prendono vita le diverse sculture. L’artista si interroga sul contesto storico di origine di questi oggetti, sull’idea del fare e del produrre come forma di studio e pensiero, e sul ruolo sociale dell’arte e del design come mezzi di emancipazione e di miglioramento della qualità della vita contemporanea.

Create con materiali naturali e organici su cui restano visibili i segni del passare del tempo – come corda, legno, cuoio, ottone, gomma e sughero –, le sculture fanno ricorso esclusivamente a tecniche di lavorazione artigianali e vernacolari, in netta contrapposizione alla produzione di massa e nel tentativo continuo di preservare e tramandare saperi e conoscenze tradizionali. Il linguaggio di Antunes si declina così attraverso forme flessibili, elastiche e morbide – che richiamano nodi, trame di tessuti, briglie per cavalli – adottando anche modalità chiaramente ispirate alla scultura tradizionale e ai suoi effetti di luce e ombra.

La familiarità delle sculture che modulano l’ambiente non è solo frutto di un’impressione passeggera: The last days in Galliate si sviluppa a partire dallo studio del lavoro di Gio Ponti, Franco Albini e Franca Helg, ma anche di Lina Bo Bardi, Anni Albers, Clara Porset, Greta Magnusson Grossman, figure con le quali Antunes intrattiene un ideale dialogo e una relazione di affinità. Il titolo The last days in Galliate rimanda alla ricerca su Franca Helg, a cui si allude attraverso il nome della località affacciata sul lago di Varese, dove Helg ha progettato e costruito la casa di famiglia per i genitori – uno dei pochi esempi di suoi progetti edilizi firmati autonomamente al di fuori dello Studio – e in cui ha poi vissuto i suoi ultimi anni.

Qui è Milano, dunque, la grande fonte di ispirazione per l’artista che intreccia le storie dei suoi architetti al retaggio culturale di aziende come Pirelli e Olivetti e ai progetti realizzati in collaborazione con Vittorio Bonacina – l’odierna Bonacina1889 – tutt’oggi attiva nella produzione di mobili ed elementi di arredo in giunco e midollino. E così, lo Shed viene completamente trasformato da un intervento che copre l’intero pavimento con un intarsio in linoleum, ispirato a una stampa della designer Anni Albers, riproponendo nelle cromie “giallo fantastico” l’iconica pavimentazione realizzata nel 1960 per il grattacielo Pirelli da Gio Ponti.

"Una mostra da visitare più e più volte in momenti della giornata diversi, con luci diverse e per vedere come le opere e i materiali cambiano e si 'usurano' nel tempo", ha commentato la curatrice Roberta Tenconi.

Leonor Antunes. The last days in Galliate

SHED
Pirelli HangarBicocca
Via Chiese 2, Milano


14 Settembre 2018 - 13 Gennaio 2019
da giovedì a domenica 10-22
da lunedì a mercoledì chiuso

www.hangarbicocca.org

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01.-10. Leonor Antunes, the Last Days in Galliate, veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2018. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca.
Foto: Nick Ash

11. Leonor Antunes. Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano, 2018.
Foto: Nick Ash