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Atlante delle Architetture Fantastiche

Anche gli architetti sognano. Da sempre e in grande. Cosa? Grattacieli altissimi o, al contrario, orizzontali, cupole immense, archi a forma di elefante e metropoli come mega strutture prive di edifici veri e propri. Insomma, abitazioni utopiche e città perfette. Ma potevano personaggi del calibro di Le Corbusier, Gaudí, Mies van der Rohe, Lloyd Wright o Isozaki limitarsi a fantasticare? Ovviamente no. Hanno messo su carta i loro sogni e li hanno trasformati in progetti che hanno fatto la storia dell’architettura pur senza essersi mai trasformarti in realtà. Di queste chimere, ci racconta Philip Wilkinson, saggista e critico, nel suo Atlante delle Architetture Fantastiche, un’antologia di “Utopie urbanistiche, edifici leggendari e città ideali” edita da Rizzoli. Cinquanta progetti in cui gli architetti hanno spinto l’uso dei materiali fino al limite, esplorato idee nuove e ambiziose, sfidato le convenzioni, fino a concedersi vere libertà creative aprendo, talvolta, la strada al futuro.

Wilkinson parte dall’820, raccontando di un monastero conosciuto come la Pianta di San Gallo, dal nome dell’abbazia svizzera che ne custodisce i disegni, che traduce in architettura uno stile di vita disciplinato in ogni suo aspetto, trasfigurazione degli ideali di povertà, castità e obbedienza che regolavano la vita dei monaci. E, di progetto in progetto, si fa un balzo in avanti di più di mille anni. L’Atlante si conclude, infatti, con le fattorie sospese di Shenzen, bucolica visione di Thomas Chung per la Cina del 2013. Si tratta di fattorie urbane nelle quali viene ripensato lo spazio agricolo in una prospettiva comunitaria: oasi verdi sopra il caos della metropoli che porterebbero gli abitanti a ristabilire un rapporto con la natura e con i benefici forniti da una coltivazione personale.

Alcuni di questi progetti, sono veri capolavori dell'architettura, altri soltanto incantevoli voli di fantasia. Ma non è stata la mediocrità a ostacolarne la realizzazione; a fermarli sui tavoli da disegno sono stati piuttosto la politica, la mancanza di fondi oppure committenti troppo prudenti, che hanno preferito realizzare progetti tradizionali a quelle visioni ardite. E, naturalmente, non basta il fatto di non essere mai stati costruiti per entrare nella leggenda. Ciascuna di queste architetture utopiche ha messo in discussione il modo comune di pensare alla progettazione ed è chiara espressione della convinzione che l’architettura può contribuire in modo determinante al benessere degli uomini, nel Medioevo così come nel 2030. Fuller, per esempio, sapeva che non avrebbe mai potuto costruire quell’architettura per New York, ma la propose ugualmente “per indicare una direzione verso strutture e città più leggere, più efficienti dal punto di vista energetico”. Era il 1968.

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01. Philip Wilkinson, Atlante delle architetture fantastiche, Electa, settembre 2018 (Courtesy: Electa)

02. Pianta della chiesa di San Gallo, Svizzera, 820 ca (akg-images, Courtesy: Electa)

03. “Il Cenotafio di Newton”, Etienne-Louis Boullée, 1784
(Bibliothéque Nationale de France, Courtesy: Electa)

04. “La città nuova”, Antonio Sant’Elia, 1914
(akg-images / De Agostini Picture Library, Courtesy: Electa)

05. Grattacielo sulla Friedrichstrasse, Berlino, Ludwig Mies van der Rohe, 1922
(© Ludwig Mies van der Rohe / DACS 2017, Courtesy: Electa)

06. “Der Wolkenbugel, Mosca”, El Lissitzky, 1923-1925
(Fine Art Images / Heritage Images / Getty Images, Courtesy: Electa)

07. “Ville Radieuse” (pianta), Le Corbusier, 1930
(Disegno BI / ADAGP, Paris / Scala, Firenze, Courtesy: Electa)

08. “Clusters in the air”, Arata Isozaki, 1962

(Deutsches Architekturmuseum, Frankfurt am Main / Fotografia Uwe Dettmar, Frankfurt am Main /
© Arata Isozaki, Courtesy: Electa)

09. “The Peak”, Hong Kong, Dame Zaha Hadid, 1982-1983
(Digital Image © 2017 / The Museum of Modern Art, New York / Scala, Firenze / © Zaha Hadid Foundation, Courtesy: Electa)

10 “Asian Cairns”, Shenzhen, Vincent Callebaut, 2013
(Courtesy: Electa)