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Satyendra Pakhalé

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Nel 2008 è stato selezionato da L’Uomo Vogue tra i giovani creativi più influenti per la sua visione universale del design e dell’architettura. Potrebbe descrivercela?

Se consideriamo la professione di progettista è sempre stata molto eurocentrica a ragion veduta, probabilmente per via dello sviluppo storico della seconda metà del 20° secolo. Nel campo del design, ad eccezione di alcuni contributi giapponesi alla storia della modernità, non ci sono stati purtroppo molti esempi e voci dal resto del mondo, esemplificando la pluralità e la visione universale con specifiche sensibilità culturali.

Sono sempre stato curioso di creare un corpus di lavori ben radicato ma anche aperto al mondo; di approfondire i problemi e creare il “Sensorial Design” che solletica tutti i sensi, tra cui quello di “pensiero”, senza compromettere l'utilità di un prodotto:  questo è ciò che ricerco in ogni lavoro. Ho sempre voglia di guardare avanti e di impegnarmi con il mondo, restando aperto a nuove sfide e progetti concentrandomi sulle condizioni umane.

Non solo ha lavorato nell’ambito del disegno industriale, dei trasporti e della progettazione architettonica ma è anche stato a capo del dipartimento del Master of Design for Humanity and Sustainable Living Program alla Design Academy Eindhoven, in Olanda. Come ha vissuto questa responsabilità verso i giovani? Dove vanno e cosa vogliono i giovani oggi?

Penso che il mondo si stia evolvendo in maniera incredibile, forse stiamo andando verso una rivoluzione e dobbiamo ancora rendercene conto. Dal mio ottimistico punto di vista, il contributo tecnologico ai cambiamenti in atto è enorme e siamo solo all’inizio dei progressi tecnologici e delle loro possibili applicazioni che andranno a beneficio delle masse. Il solo fatto che in linea di principio ogni individuo sia in grado di connettersi al resto del mondo è fantastico; non è che non sia conscio del divario digitale esistente nel nostro pianeta, ma sussistono alte potenzialità per la creazione di sorprendenti soluzioni mai pensate prima. Con il programma Master of Design for Humanity abbiamo avviato e realizzato progetti affascinanti come “Cold Chain”, un progetto di sistema di prodotto  per la vaccinazione dei bambini sviluppato per l'OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità. Durante il programma gli studenti hanno lavorato su progetti in Paesi come Brasile, Turchia, Finlandia e India con docenti provenienti da tutto il mondo.

Nella nostro studio ad Amsterdam siamo impegnati con diverse tipologie di progetti in differenti settori industriali, da nuove imprese tecnologiche a industrie manifatturiere nel campo del design. Per stimolare un dialogo culturale più ampio con giovani e meno giovani appassionati della cultura del fare, due anni fa abbiamo lanciato la piattaforma “CultureofCreation” (http://www.satyendra-pakhale.com/culture/all) sul sito Satyendra Pakhalé Associates. Fin dall'inizio abbiamo promosso un’attività progettuale incentrata sulla cultura del fare, dall’artigianato alla produzione altamente tecnologica, con l'obiettivo di creare qualità sensoriali nell’oggetto e nell’ambiente. Questo approccio è quello che noi chiamiamo “CultureofCreation”. Attraverso una serie di immagini, storie, video e scritti, “CultureofCreation” riflette e si nutre di curiosità sui modi in cui gli oggetti possono fornire informazioni sensoriali, rivelando un collegamento tra la struttura interna e la percezione esterna del mondo costruito.

Parlando di giovani, ci parli di quando ha partecipato al SaloneSatellite

Penso che sia stato nel 2001. È stato un momento magnifico! Ammiro molto l'intuizione della signora Marva Griffin, che ha creato una piattaforma per i giovani dove presentare i loro progetti, pensieri e idee e a cui le aziende di design produttrici possono accedere scoprendo nuovi talenti.

Che pezzi aveva portato? E dove sono finiti quei progetti?

Per noi è sempre stato importante presentare i lavori contestualizzati, così ho creato il tema “Work n Play”. Questo è come vedo il lavoro creativo: un gioco serio. C'era la Bird-lounge per fare il pisolino durante una giornata molto impegnativa. C'era la scrivania H-off-mann per lavorare efficacemente con nuovi strumenti come i dispositivi mobili ma anche per essere in grado di leggere, disegnare e contemplare. C’era un prototipo della Fish Chair che poi è stata prodotta da Cappellini, Italia. La scrivania H-off-mann che ricorda la scrivania segretariale ma con una superficie di lavoro innovativa estensibile, è anche un contenitore. La Bird-lounge, un salotto compatto contemporaneo che può essere riposto sotto il tavolo a casa o in ufficio e tirato fuori quando uno ha bisogno di fare un pisolino, è entrato a far parte della collezione permanente dello Stedelijk Museum di Amsterdam. Entrambi questi progetti sono ancora in attesa di trovar casa, cioè di essere prodotti industrialmente.

Tra i suoi clienti si annoverano aziende italiane di rinomata importanza: che cosa comporta lavorare con un imprenditore italiano?

Sono felice di collaborare e impegnarmi con i leader delle industrie produttive del design italiano. Personalmente sono sempre interessato a progetti che hanno un certo tipo di innovazione, sia essa tipologica o produttiva, oppure la combinazione di produzione high-tech e alta artigianalità, superando i limiti di ciò che è possibile nell’ambito di questo contesto. In breve, creare un lavoro che si spera duri e resista alla prova del tempo.

Siamo contenti di stringere partnership con gli imprenditori italiani in quanto vi è una lunga tradizione di assunzione di rischi e una più profonda comprensione culturale nel creare prodotti con un senso per il futuro che corrisponde alla nostra mentalità.

Vive la casa più come un luogo affettivo o un insieme di situazioni funzionali? Ci sono stili di vita contemporanei in cui si riconosce maggiormente?

Credo sinceramente nella pluralità. In un certo senso vivere consapevolmente non dovrebbe essere una nozione dogmatica fissa di uno specifico stile di vita, ma un concetto indeterminato in cui le persone hanno continue possibilità per esprimersi in tutti i modi e mezzi possibili. Grazie ai progressi nella mobile computing e nelle comunicazioni, il mondo sta diventando più piccolo, con persone che si connettono e si incontrano con sempre maggiore accessibilità. In questa nuova situazione ci saranno diversi tipi di stili di vita e di abitudini culturali con cui ci confronteremo e a cui potremo liberamente attingere senza preconcetti. Il mondo del design ha bisogno di essere più plurale e aperto a tutti i tipi di stile di vita e di essere in grado di creare sorprendenti possibilità per il prossimo futuro.

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