Filosofia delle stanze

Il Salone del Mobile.Milano protagonista alla XXI Triennale.

Stanze. Altre filosofie dell'abitare


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Sono passati vent’anni dall’ultima Triennale e trenta dall’ultima grande mostra sul tema degli interni “Il Progetto Domestico”, 1986, e per la mostra “STANZE. Altre filosofie dell’abitare” abbiamo deciso di scegliere alcuni libri significativi che potessero affiancare gli undici progetti di interni in una carrellata che coprisse quest’arco di tempo. Libri che hanno costituito momenti importanti di riflessione e dibattito. Una scelta, ovviamente, molto personale e quindi opinabile.

Abbiamo iniziato con un testo introduttivo di riferimento che è adatto a ispirare tutto il percorso della mostra: La casa di Adamo in Paradiso (1972), dello storico dell’architettura e delle idee anglo-polacco Joseph Rykwert. Rikwert ha mostrato che alcuni grandi maestri dell’architettura moderna (come Le Corbusier, Adolf Loos, Frank L. Wright) hanno fatto ricorso, in momenti decisivi della loro evoluzione, a una mitologia appena velata delle origini del costruire, quasi inseguendo l’immagine di una prima casa, giusta perché prima, perduta ma sempre presente in noi come archetipo.

Le stanze sono camere del cuore, come scrisse Dante Alighieri: “In quello punto dico veracemente che lo spirito della vita, lo quale dimora nella secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare…” (Vita nuova).

Ferruccio M. Cataluccio

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La discussione sulla crisi del paradigma occidentale di spiegazione e ordinamento della realtà e la tematizzazione della sfida della complessità, agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, è stata di grande importanza in Italia, portando a una maggiore consapevolezza dell’insostenibilità delle ideologie fino a quel momento dominanti e della necessità di battere nuove strade teoriche. Tra i molti libri che furono pubblicati allora abbiamo scelto quello scritto a più mani: Gargani, Ginzburg, Lepschy, Orlando, Rella, Strada, Bodei, Badaloni, Veca, Viano, Crisi della ragione. Nuovi modelli nel rapporto tra saperi e attività umane, a cura di Aldo Gargani, 1979 (ma anche i coevi Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti, a cura di, Il pensiero debole, 1983; Gianluca Bocchi, Mauro Ceruti, La sfida della complessità, 2007). Questi scritti ci sono parsi utili ad affiancare il progetto di CLAUDIO LAZZARINI e CARL PICKERING, dove lastre di vetro colorate definiscono le pareti di una cellula abitativa minima che indaga le potenzialità tecniche, estetiche ed etiche delle nuove tecnologie del fotovoltaico: ridurre all’essenza gli elementi della tradizione e battere nuove strade più sostenibili.

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Ci fu poi un libro difficile, strutturato in modo assai insolito, che godette un grande successo: Godel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante (1979, edito in italiano nel 1984) dello studioso americano di scienze cognitive e informatica Douglas R. Hofstandter che, ragionando sulla mente umana attraverso l’intelligenza artificiale, mostra come il futuro siano modelli ibridi, senza ideologia preconcetta, cioè modelli costruiti con gli apporti di molte discipline, nella più ampia e pura interazione fra scienze e saperi diversi. A questo libro abbiamo associato il progetto di stanza di MARTA LAUDANI e MARCO ROMANELLI, che si presenta con una “apparecchiatura sparpagliata” all’interno di uno spazio, giocata sull’assenza della presenza che esalta il rapporto tra nascondere e mostrare.

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Al celebre romanzo dello scrittore boemo Milan KunderaL’insostenibile leggerezza dell’essere (1984; pubblicato in italiano nel 1985) è legato il progetto di FABIO NOVEMBRE. L’esistenza e le scelte che ognuno compie nella breve o lunga durata sono, secondo Kundera, del tutto irrilevanti: in ciò risiede la loro leggerezza. L’unica cosa che l’uomo deve poter dire dell’esistenza, per poterla riempire di un significato, è che essa è Necessità. La stanza di Novembre è una sorta di testa che riporta necessariamente, e ironicamente, l’architettura alle forme del corpo e la stanza alla testa, con la sua cavità perfettamente abitabile.

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Il libro di Gilles Deleuze, uno dei più acuti filosofi europei del secondo Novecento, La piega. Leibniz e il Barocco (1988; pubblicato in italiano nel 1990), ha rivoluzionato, tra l’altro, il modo di leggere l’architettura e la cultura barocca: tutto si piega, si dispiega, si ripiega rappresentando i lati più oscuri dell’anima. L’infinito riprodursi delle pieghe, il loro incessante stratificarsi, ancora oggi crea nuove armonie. ANDREA ANASTASIO, dopo aver individuato gli elementi di arredo essenziali allo svolgimento della vita quotidiana (tavolo, letto, contenitore), li ha disposti nello spazio della stanza in modo tale da poter tracciare due assi, quasi a suggerire la piega di due stanze, e li ha fatti attraversare da una tenda semi-trasparente che li taglia a metà, increspando la parete con un colpo d’aria.

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La stanza progettata da ALESSANDRO MENDINI è una sorta di “prigione” con pareti in laminato con decorazioni geometriche. Al centro di ogni decorazione uno specchio o una fonte di luce. Al di là del suggerimento ironico della stanza come costrizione, le sei facce tutte ugualmente disegnate sembrano la conferma delle teorie espresse dalla critica americana Rosalind Krauss, che con L’inconscio ottico (1993; tradotto nel 2008) ha narrato la storia di un potere visivo, indomabile e prorompente chiamato proprio “inconscio ottico” che ha investito tutta l’arte del XX secolo.

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Il sociologo polacco Zygmunt Bauman, è uno dei più radicali e popolari critici del mondo contemporaneo. Il suo più celebre volume è forse Modernità liquida (2000; edito in italiano nel 2002). La metafora della liquidità, da lui coniata, racconta l’epoca attuale: individualizzata, privatizzata, incerta, flessibile, vulnerabile, nella quale a una libertà senza precedenti fanno da contraltare una gioia ambigua e un desiderio impossibile da saziare. Lo spazio progettato da MANOLO DE GIORGI è “liquido”: diviso in una serie di corridoi, come delle “strisce” in diagonale, che liberano la circolazione fra le varie funzioni di un’abitazione, sciogliendo le varie stanze in un unico scorrere che quasi inibisce lo stare fermi in un luogo definito.

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Lo spazio progettato da FRANCESCO LIBRIZZI racconta di un vuoto che sta al centro come in molti edifici tradizionali dell’area mediterranea: uno spazio che è prima e dopo gli altri spazi. La sua architettura crea un bordo e genera un campo che delimita lo spazio centrale “aperto”; la sua è una narrazione degli elementi storici, ridotti all’essenziale, dell’architettura degli interni. Proprio perché, in questo caso, la narrazione dello spazio è molto importante, il libro che gli viene affiancato è La fabbrica delle storie (2002) dello psicologo culturale americano Jerome Bruner. La sua tesi è che noi siamo la narrazione di noi stessi: l’impulso a creare storie, di noi e di altri, di ciò che abbiamo passato e di ciò che vivremo, è cio che ci fa essere al mondo.

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ELISABETTA TERRAGNI, nel progettare il suo spazio, si è rifatta a un’immagine, quasi archetipica, dipinta da Max Ernst nel 1920: partendo da una vecchia immagine di un sussidiario, Ernst tolse quasi tutto, ma lasciò le figure degli animali nella loro posizione originale, creando un effetto davvero surreale. Togliere invece che aggiungere sembra essere un atteggiamento necessario per mettere in luce l’essenziale. È questa l’operazione che faceva lo storico dell’arte tedesco Aby Warburg, riscoperto alla fine del XX secolo, e le cui teorie vengono considerate ormai fondamentali per una lettura antropologica delle immagini, come ha mostrato, tra gli altri, lo storico dell’arte francese Georges Didi-Huberman con L’immagine insepolta. Aby Warburg, la memoria dei fantasmi e la storia dell’arte (2002; tradotto in italiano nel 2006).

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DUILIO FORTE intende l’architettura anzitutto come una pratica altamente artigiana e fantasiosa. La sua casa, cresciuta negli anni come un termitaio di oggetti e soluzioni abitative originali e strambe, tutte costruite con le sue mani, è la sintesi della sua fantasia creativa. Al suo progetto non potevano che essere affiancati i libri che hanno rivalutato l’aspetto artigianale dell’“homo faber” anche in una prospettiva altamente tecnologica come quella che grazie alle stampanti in 3D permettono di progettare e costruire a distanza ogni genere di manufatti: Richard SennetL'uomo artigiano, 2008 (ma anche Stefano MicelliFuturo Artigiano, 2011; e Chris AndersonMakers: il ritorno dei produttori, 2012, pubblicato in italiano nel 2013).

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Nel progettare una sorta di moderno Cabanon (il rifugio ultimo di Le Corbusier), UMBERTO RIVA ha fatto uno studio sull’Existenz Minimum in cui il rapporto tra la persona e lo spazio interno è l’aspetto più importante e delicato. Una stanza dal rigore monacale nella quale la luce, i materiali e il disegno degli arredi giocano il ruolo più importante. Il luogo ideale per praticare l'arte di scomparire, teorizzata dal filosofo francese Pierre Zaoui nell’omonimo libro (pubblicato nel 2013 e tradotto in italiano nel 2015). La discrezione, la nuova faccia della Modernità, è arte della scomparsa, arte della sottrazione: non per negare, ma per affermare se stessi e, allo stesso tempo, far scomparire ciò che ci definisce.

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La riflessione forse più acuta della realtà attuale, immersa in uno sciame digitale, ci viene da un filosofo sud-coreano che da molti anni risiede, insegna e scrive in Germania: Byung-Chul Han. Nel suo libro Sciame. Visioni del digitale (2013; tradotto in italiano nel 2015), mostra come la trasparenza e i dispositivi digitali abbiano profondamente cambiato gli uomini e il loro modo di pensare. La sua critica mostra che cosa significhi abdicare al significato e al senso per un’informazione reperibile ovunque, ma spesso inaffidabile. Un campanello d’allarme necessario per usare le nuove tecnologie con consapevolezza dei vantaggi ma anche dei rischi. Lo studio CARLO RATTI ASSOCIATI ha progettato uno spazio che della tecnologia mostra l’aspetto più comodo: una piattaforma di soffici pin, capaci di sollevarsi e di riconfigurare lo spazio in un numero potenzialmente infinito di combinazioni. I suoi singoli elementi (pixel divenuti materia) permettono di manipolare, letteralmente, l'universo fisico e di trasformarlo, di volta in volta, nel “migliore dei mondi tangibili”.