Salone del Mobile Milano

PEOPLE

Maurizio Riva, Riva 1920

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Legno e imprenditoria, arte e design, ricerca e sostenibilità: queste sono le passioni e i valori che Maurizio Riva – presidente di Riva 1920, azienda che gestisce insieme al fratello Davide, alla sorella Anna e alla terza generazione di figli e nipoti – condivide con tutta la famiglia. Una bottega (e un’avventura) tipicamente italiana: nata nei primi anni ’20, nel cuore della Brianza, con il nonno Nino Romano, passa poi tra le mani del padre Mario per giungere ai due fratelli che, guidati da estro, lungimiranza ed etica, la trasformano in un atelier del legno.

Di fondamentale importanza è un viaggio a New York, fatto da Maurizio negli anni ‘90, durante il quale viene introdotto alla cultura nordamericana del legno di riforestazione. Da allora, l’azienda dà inizio alla produzione di mobili in massello di ciliegio ispirati ai modelli delle comunità religiosa degli Amish/Shaker d’America. Inizia a definirsi, così, una precisa identità progettuale.

Una decina di anni dopo, un altro gesto importantissimo: Maurizio apre le porte a un importatore neozelandese che andava proponendo un materiale, il Kauri, legno raro, scuro, con venature miele, vecchio di oltre 50.000 anni che, nell’ultima era glaciale era finito sommerso da acqua e fango, intrappolato in una palude. I neozelandesi, scavando, l’avevano trovata e avevano aperto delle miniere di legno, perfettamente conservato. Così facendo, l’imprenditore conferma il suo impegno: lavorare con i legni di riuso, diventati pregiatissimi. Al Kauri, si aggiungono poi legni poveri, come il cedro del libano, che l’azienda nobilita e trasforma in must dell’arredo d’interni.

Oggi, Riva 1920 è un polo attrattivo per designer e artisti di fama internazionale come Renzo Piano, Pininfarina, Citterio, Cibic, Chipperfield e ciò che veramente anima la famiglia Riva è l’idea di produrre in maniera sostenibile per tramandare alle generazioni future, costruendo mobili in grado di sfidare il tempo nel pieno rispetto dell’ambiente.

Quasi un secolo dopo la sua fondazione, chi è oggi Riva 1920?

Riva 1920 nasce come piccola azienda artigianale a conduzione familiare che, oggi, è alla terza, quasi quarta generazione, portando avanti tutti quei valori che l’hanno caratterizzata fin dalle origini e che è decisa a tramandare. E produrre per tramandare è proprio uno dei nostri obiettivi. Così come il nostro impegno è quello di stare accanto ai giovani. Tutto questo e il nostro Museo del Legno, vero e proprio viaggio nella storia e nell’evoluzione del legno e delle sue lavorazioni, patrimonio culturale dell’azienda fin dalle sue origini, spiegano chi è Riva 1920.

Ci racconta il vostro personale equilibrio tra tecnologia 4.0, design all’avanguardia e artigianato? 

Inizio subito con una critica a noi italiani, imprenditori e dipendenti: purtroppo, non siamo più capaci di dare il filo a una lama o a uno scalpello per poter lamare o lavorare il legno come facevano i nostri nonni! Abbiamo ancora le mole ad acqua, ma non le sappiamo usare … Per fortuna ci sono grandi aziende che curano la tecnologia e che ci hanno permesso di avere utensili e macchine all’avanguardia che sono veri e propri centri di lavoro che ci aiutano a mantenere quell’equilibrio di cui mi chiedeva.

Cosa vuol dire oggi lavorare con il legno? 

Lavorare il legno massello significa trovarlo, prepararlo, portarlo in essicazione, prepararsi perché a seconda dell’umidità il legno si muove, bisogna inventarsi perché il legno ha bisogno di vivere alla sua latitudine: non possiamo portare a Reykjavík un tavolo perché l’aria è troppo secca e d’altronde non possiamo andare nemmeno troppo a sud. Ci sono più di 62.000 tipologie di legno che dovrebbero essere studiate. Lavorare con il legno è una sfida costante.

Come viene affrontata in Riva 1920 la dimensione progettuale? 

In Riva 1920, i progetti vengono realizzati internamente grazie al nostro ufficio tecnico. Ci stiamo attrezzando per avere anche un ufficio stile. Siamo certamente molto veloci e ascoltiamo ogni giorno molti designer che vorrebbero progettare per noi. Ne abbiamo arruolati tantissimi. Ma questo non è un bene per l’azienda. In realtà dovremmo scegliere un piccolo gruppo di progettisti cui aggiungere due o tre nomi tratti dai partecipanti del nostro Design Award. Sono anche convinto che debba essere l’imprenditore a scegliere i progetti, dare indicazioni, portare avanti le proprie idee in modo da essere sempre stimolato a fare meglio.

Dove trae ancora ispirazione ed emozione? 

Il mio lavoro mi dà tante ispirazioni. Anche l’andar a parlare nelle Università. I giovani che partecipano al nostro concorso di idee. I materiali. La gente con cui parlo. I designer che incontro.

La giuria del Salone del Mobile.Milano Award ha deciso di assegnare a lei, come uomo, designer, manager un premio speciale: che cosa ha significato per lei?

Sono davvero entusiasta di questo premio. Ringrazio tutti coloro che me lo hanno voluto dare. Sicuramente ci sono moltissime persone che se lo meritavano prima di me. Spero ne venga assegnato uno anche a loro. E soprattutto mi auguro che il Salone stia sempre molto vicino ai giovani e alle generazioni future perché c’è bisogno di loro e loro hanno bisogno della nostra guida e della nostra formazione. 

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