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DESIGN E DINTORNI

Sanguine. Luc Tuymans on Baroque

Teatrale, ricco, esagerato, bizzarro: in una parola Barocco. Periodo e genere artistico sempre un po’ sminuito, il Barocco annovera, al contrario, gigantesche personalità tra i suoi protagonisti: da Caravaggio – maestro indiscusso della luce – a Rubens; da Bernini – la prima archistar della storia – a Borromini; da Bach – l’Aristotele della musica – a Händel e Vivaldi. L’arte barocca è sontuosa e spettacolare, fatta da linee curve e superfici mosse, da forti contrasti di luce e ombra, dalla ricerca di effetti drammatici. Stupire più di ogni altra cosa, era l’intento. Ma non è forse così anche ai giorni nostri? Non sarebbero, oggi, registi di film dagli effetti speciali i pittori di ieri? O artisti come Jake e Dinos Chapman, Takashi Murakami o Carla Arocha e Stéphane Schraenen? Certo, con una buona, contemporanea, dose di grottesco e macabro, irriverenza e stravaganza, eccesso e artificialità.

Forse, c’è anche questo pensiero nella mente di Luc Tuymans quando decide di rileggere l’arte seicentesca in maniera personalissima, mettendo al centro la figura dell’artista e il suo ruolo nella società, e accostandola all’arte di oggi in modo inedito e inaspettato. Nasce, così, la mostra “Sanguine. Luc Tuymans on Baroque” proposta da Fondazione Prada: un’intensa esperienza visiva composta da più di 80 opere realizzate da 63 artisti internazionali, di cui oltre 25 sono presentate esclusivamente in questa sede.

In questa mostra, Tuymans indaga la ricerca di autenticità, il valore politico della rappresentazione artistica, il turbamento indotto dall’arte, l’esaltazione della personalità dell’autore e la dimensione internazionale della produzione artistica, riconoscendo nel Barocco l’interlocutore privilegiato dell’arte di oggi. “Sanguine” non solo forza i confini abituali della nozione stessa di Barocco, estendendone la durata fino al nostro presente, ma dimostra anche come gli artisti abbiano contribuito, nel corso degli ultimi due secoli, a ridefinirla, dall’accezione negativa attribuita dalla critica d’arte del tardo Settecento, fino alla rivalutazione attuata dal pensiero post-moderno e alla riaffermazione di un’espressività barocca e figurativa nell’arte degli ultimi anni.

Il titolo della mostra – una parola che identifica il colore del sangue, il temperamento violento e ricco di vitalità di una persona, ma anche una tecnica pittorica – suggerisce una molteplicità di prospettive attraverso le quali si possono interpretare le opere esposte in cui convivono violenza e simulazione, crudeltà e teatralizzazione, realismo ed esagerazione, disgusto e meraviglia, terrore ed estasi.

Nella visione di Luc Tuymans, Caravaggio – presente in mostra con Fanciullo morso da un ramarro (1595-96) e Davide con la testa di Golia (post 1606) –, grazie al realismo psicologico espresso dal suo innovativo linguaggio pittorico, supera per primo la tradizione classica e manierista, incarnando lo spirito dell’artista barocco e la volontà di comunicare con il pubblico attraverso la forza della rappresentazione. Accanto a lui in mostra, tra gli altri, Guido Cagnacci e Andrea Vaccaro, Antoon van Dyck e Jacob Jordaens, Francisco de Zurbarán e Johann Georg Pinsel.

“Sanguine” raccoglie, poi, lavori di autori contemporanei lontani tra loro e riuniti da Luc Tuymans in quanto vi individua suggestioni, dinamiche e temi tipici dell’arte barocca. In queste opere prevale un’idea di corporalità e fisicità esibite, scomposte e iperrealistiche, resa attraverso diversi mezzi espressivi: dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al disegno, dall’installazione al video.

Sono presentati lavori che hanno un forte impatto visivo ed emotivo sul visitatore come Fucking Hell (2008) di Jake e Dinos Chapman, in cui l’aspetto grottesco del terrore è incarnato da 60mila soldatini giocattolo che all’interno di grandi vetrine praticano o subiscono violenza, o Nosferatu (The Undead) (2018), una videoinstallazione di Javier Téllez che esplora la memoria cinematografica e la condizione d’isolamento dei malati mentali. La serie di litografie Thanatophanies (1955-95) di On Kawara, che rappresenta i visi deformati delle vittime delle bombe nucleari di Hiroshima e Nagasaki e il bambino esangue ritratto in Sleeper (2007-08) da Michaël Borremans esprimono la reazione umana all’orrore della guerra. La macabra vulnerabilità delle vittime che si osserva nel Compianto sul Cristo morto (1614) di Peter Paul Rubens è anche il soggetto centrale dell’installazione Flanders Fields (2000) di Berlinde De Bruyckere e del dipinto Dead Girl (2002) di Marlene Dumas. Fragilità e monumentalità convivono nella scultura Il giorno mi pesa sulla notte I (1994), realizzata in marmo, oro, piombo e vetro da Luciano Fabro, e nell’installazione Room with Unfired Clay Figures (2011-15) di Mark Manders, così come nei lavori di Cheikh Ndiaye e Diego Marcon. I tratti dell’eccesso e del kitsch evidenti nelle sculture lignee realizzate nel 1758 da Johann Georg Pinsel sono rintracciabili in mostra nelle opere di artisti quali Jacques-André Boiffard, Roberto Cuoghi, Kerry James Marshall e Takashi Murakami. La bellezza della forma che nasconde contenuti drammatici o intimi è esplorata nelle opere di John Armleder, Lili Dujourie e Giuseppe Gabellone, ma è già evidente nella sensualità della Cleopatra morente dipinta nella prima metà del 1600 da Guido Cagnacci. Il dinamismo delle figure ritratte e la compresenza nella stessa scena di commedia e tragedia sono osservabili sia nella tela Trionfo di Davide (1650) di Andrea Vaccaro che nel dipinto When the Going is Smooth and Good (2017) di Njideka Akunyili Crosby.
 

Sanguine. Luc Tuymans on Baroque

Fondazione Prada
Largo Isarco, 2
Milano

Dal 18 Ottobre 2018 al 25 Febbraio 2019

www.fondazioneprada.org

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Immagine della mostra “Sanguine. Luc Tuymans on Baroque”
Fondazione Prada
Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti
Courtesy Fondazione Prada

01. da sinistra a destra:
Jack Whitten, Miss Fancy Pants: For My Summer Kitty, 2011; Jan Vercruysse, Atopies (VIII), 1986; Willem de Rooij, Bouquet IX, 2012; Jan Van Imschoot, L’adoration de François pour Judith, 2014

02. in primo piano: Paul Thek, L-Column, 1965–66
sullo sfondo, da sinistra a destra: Luc Tuymans, The Worshipper, 2001; On Kawara, Thanatophanies, 1955–95

03. in primo piano: Luciano Fabro, Il giorno mi pesa sulla notte I, 1994
sullo sfondo, da sinistra a destra: Zhang Enli, Container 2, 2008; Zhang Enli, Container 1, 2007; Giuseppe Gabellone, La giungla, 2004

04. in primo piano, da sinistra a destra: Nadia Naveau, Figaro’s Triumph, 2014; Nadia Naveau, Deaf Ted, 2014; Nadia Naveau, Roi, je t’attends à Babylone, 2014
sullo sfondo, da sinistra a destra: Cheikh Ndiaye, Cinéma Rio Lakota, 2017; Zhang Enli, Inane, 2016
05. Diego Marcon, Monelle, 2017

06. Pierre Huyghe, (Untitled) Human Mask, 2014
07. in primo piano: Jake Chapman e Dinos Chapman, Fucking Hell, 2008
sullo sfondo, da sinistra a destra: Antoon van Dyck, Ritratto dell’artista Marten Pepijn, 1632; Guido Cagnacci, Cleopatra morente, prima metà del XVII secolo
08. da sinistra a destra: Caravaggio, Fanciullo morso da un ramarro, 1596–97; Jake Chapman e Dinos Chapman, Fucking Hell, 2008
09. da sinistra a destra: Michaelina Wautier (attribuito a) Due fanciulle ritratte come Santa Agnese e Santa Dorotea, XVII secolo; Jake Chapman e Dinos Chapman, Fucking Hell, 2008; Andrea Vaccaro, Il trionfo di Davide, c. 1650  

10. da sinistra a destra: Guido Cagnacci, Cleopatra morente, prima metà del XVII secolo; Caravaggio, Fanciullo morso da un ramarro, 1596–97

11. da sinistra a destra: Pavel Büchler, Eclipse, 2009; Franciscus Gijsbrechts, Vanitas, XVII secolo

12. da sinistra a destra: Berlinde De Bruyckere, In Flanders Fields, 2000; Zlatko Kopljar, K 9 Compassion BW, 2003

13. Dennis Tyfus, Vlaamse Blokfluiten, 2012

14. da sinistra a destra: Tobias Rehberger, Monster Triumphing Library, 2000; Tobias Rehberger, Joan Crawford Slapping Library, 2000; Tobias Rehberger, Kopfverluste, 2002

15. in primo piano: Carla Arocha – Stéphane Schraenen, Circa Tabac, 2007
sullo sfondo, da sinistra a destra: Njideka Akunyili Crosby, When the Going Is Smooth and Good, 2017; Jacob Jordaens, The Daughters of Cecrops Finding the Snakechild Erichtonius, 1617

16. in primo piano: Carla Arocha – Stéphane Schraenen, Circa Tabac, 2007
sullo sfondo, da sinistra a destra: Jacob Jordaens, Studies of the Head of Abraham Grapheus, 1620; Johann Georg Pinsel, Mater Dolorosa, c. 1758; Giuseppe Gabellone, Proteggi Giuseppe, 2012; Johann Georg Pinsel, San Giovanni apostolo, c. 1758; Maestro dell’annuncio ai pastori, Il ritorno del figliol prodigo, inizio XVII secolo

17. da sinistra a destra: Jacob Jordaens, The Daughters of Cecrops Finding the Snakechild Erichtonius, 1617; Carla Arocha – Stéphane Schraenen, Circa Tabac, 2007; Caravaggio, Davide con la testa di Golia, 1609–10

18. in primo piano: Carla Arocha – Stéphane Schraenen, Circa Tabac, 2007
sullo sfondo, da sinistra a destra: Marlene Dumas, Dead Girl, 2002; John Armleder, Untitled, 2010; Yutaka Sone, Crystal Snowflake, 2006–07; Yutaka Sone, Crystal Snowflake, 2006–07; Yutaka Sone, Crystal Snowflake, 2006–07; Thierry De Cordier, Nada (Nothing of the cross). Black-Blue version, 2007–17; Njideka Akunyili Crosby. When the Going Is Smooth and Good, 2017

19. Mark Manders, Room with Unfired Clay Figures, 2011–15

20. da sinistra a destra: Carla Arocha – Stéphane Schraenen, Frieze II, 2014; Mark Manders, Room with Unfired Clay Figures, 2011–15