Salone del Mobile Milano

DESIGN E DINTORNI

A ognuno il suo Freespace!

di Alessandro Colombo. Quando, a poco meno di un anno dall’apertura della 16.Biennale Architettura, le due curatrici diffusero il loro manifesto, Freespace, tutti poterono leggere che, quella promessa, era una mostra nella quale sarebbero stati presentati al pubblico “esempi, proposte, elementi – costruiti o non costruiti – di opere che esemplificano le qualità essenziali dell’architettura: la modulazione, la ricchezza e la materialità delle superfici, l’orchestrazione e la disposizione in sequenza del movimento, rivelando le potenzialità e la bellezza insite nell’architettura”. Freespace viene, infatti, definito “uno spazio di opportunità, uno spazio democratico, non programmato e libero per utilizzi non ancora definiti. Tra le persone e gli edifici avviene uno scambio, anche se non intenzionale o non progettato, pertanto anche molto tempo dopo l’uscita di scena dell’architetto gli edifici stessi trovano nuove modalità di condivisione, coinvolgendo le persone nel corso del tempo”. Un tema di grandissima ampiezza che denuncia un indiscutibile amore per l’architettura, ma che tradisce una altrettanto grande fiducia nei risultati che si possono ottenere con la pratica e la frequentazione di quella che Leon Battista Alberti concepì come arte liberale e non meccanica. 


Dalla fine del mese di maggio, per tutta l’estate e buona parte dell’autunno, è possibile vedere a Venezia il risultato della riflessione su questo tema, suggerito, come d’uso, a tutte le nazioni partecipanti e declinato dalle curatrici stesse. 


Ricordando come la Biennale sia prima di tutto evento e momento di confronto, di dialogo fra concezioni diverse e, perché no, di incontro/scontro di idee fra critici, pensatori e architetti, questa edizione non si sottrae al cliché dei commenti, alle fazioni dei sostenitori e dei detrattori, alle riflessioni in tema e a quelle fuori tema (forse questa volta non così frequenti, vista la vastità dello stesso). Così Freespace è diventato una terrazza “vista laguna” sul tetto del padiglione britannico (le sale interne miracolosamente vuote); un raffinato gioco di scala, a stimolare la percezione del visitatore, nella proposta svizzera (tra l’altro insignita del Leone d’oro); una suadente poetica del vuoto, sottolineata da un vasto telo bianco adagiato nello spazio della piccola, ma significativa, presenza dell’Indonesia; una densa mostra di disegni e modelli, dalla grazia miracolosa, nello spazio del Giappone; un pretesto per parlare della sconfinata dimensione del territorio della confederazione russa, solcato dal sistema ferroviario più lungo e vasto al mondo; una wunderkammer che si apre sull’infinita natura argentina o un prezioso gioco di funi e nodi peruviani; un manifesto della nuova politica volta allo sviluppo delle zone rurali per la Cina; una matura riflessione sulla sostenibilità di un sistema urbano dopo la bigness perseguita negli ultimi lustri dagli Emirati Arabi Uniti. E ancora: la Spagna si affretta a riempire il proprio freespace con un dominante ipergrafismo; la Germania riporta il Muro protagonista di un allestimento che allude ad uno spazio libero che era stato perso e poi ritrovato; delicate bolle pneumatiche riempiono il bellissimo spazio dei Paesi Nordici (Svezia, Norvegia e Finlandia). 


All’Arsenale, nelle Corderie, totalmente vuote al centro, si traccia una strada quasi senza fine ove si affacciano proposte e ancora proposte di architetti di tutto il mondo selezionati dalle Grafton Architects, che hanno colmato anche gli spazi del padiglione centrale ai Giardini, l’ex padiglione Italia, con contributi di tutti i tipi, dai disegni di Caccia Dominioni ai modelli di Peter Zumthor. 


Il padiglione delle Arti Applicate, a cura del Victoria&Albert Museum, propone invece l’emozione di arrampicarvi su un pezzo di vera architettura, un frammento dei londinesi Robin Hood Gardens – megastruttura residenziale brutalista dei famigerati Seventies – soggetta a una demolizione impietosa. O ancora, ma vi costa una traversata verso la meravigliosa isola di San Giorgio, una serie di 10 variazioni architettoniche sul tema della “cappella”, contributo della Santa Sede che quest’anno, per la prima volta, si presenta in laguna.


Insomma: di tutto e di più, in questo Freespace ove ognuno può trovare il suo, in una festa/evento di quell’architettura che dobbiamo considerare il bene comune del nostro vivere civile e che, perciò, merita fermarsi a considerare, dedicando una visita alla Biennale, nella città più straordinaria al mondo: Venezia.


Freespace
Curatrici:  Yvonne Farrell e Shelley McNamara


16. Biennale Architettura
Venezia (Giardini e Arsenale)


Dal 26 maggio al 25 novembre 2018

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01. ARGENTINA Vértigo Horizontal / Vertigine Orizzontale / Horizontal Vertigo
Photo by: Francesco Galli - Courtesy: La Biennale di Venezia

02. People’s Republic of CHINA Building a Future Countryside 
Photo by: Francesco Galli - Courtesy: La Biennale di Venezia

03. UNITED ARAB EMIRATES Lifescapes Beyond Bigness
Photo by: Francesco Galli - Courtesy: La Biennale di Venezia

04. INDONESIA Sunyata: The Poetics of Emptiness
Photo by: Francesco Galli - Courtesy: La Biennale di Venezia

05. ITALY Arcipelago Italia
Photo by: Francesco Galli - Courtesy: La Biennale di Venezia

06. GERMANY Unbuilding Walls 
Photo by: Italo Rondinella - Courtesy: La Biennale di Venezia

07. NORDIC COUNTRIES (FINLAND-NORWAY-SWEDEN) Another Generosity
Photo by: Italo Rondinella - Courtesy: La Biennale di Venezia

08. RUSSIA STATION "RUSSIA"
Photo by: Italo Rondinella - Courtesy: La Biennale di Venezia

09. SWITZERLAND Svizzera 240 - House Tour
Photo by: Italo Rondinella - Courtesy: La Biennale di Venezia