La manualità

L’ARTE DEL FARE
“Tecnica e materiali sono i mezzi di espressione di cui noi architetti disponiamo”.

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Alla poltroncina Luisa, Franco Albini dedica un iter progettuale di 15 anni. Continue rielaborazioni e cinque differenti versioni vengono raccontate in una lezione che lui stesso tiene a studenti universitari, ai quali cerca di spiegare il metodo che lo ha portato alla definizione di quel progetto. L'osservazione degli elementi che comunemente costituiscono una sedia e il processo di eliminazione di tutto ciò che risulta superfluo, sfruttando appieno le proprietà del materiale di cui il pezzo è costituito.

Renzo Piano, allievo di Franco Albini all'inizio degli anni Sessanta, racconta che durante il suo tirocinio gli capitava di accompagnare il Maestro a Genova dove era aperto il cantiere di Palazzo Rosso. La Ditta Poggi di Pavia era tappa obbligata del viaggio. Albini, racconta Piano, rimaneva in silenzio carezzando il bracciolo di un prototipo della poltroncina Luisa per analizzare l'inclinazione, l'angolatura e tutti i singoli dettagli che lo aiutassero a comprendere cosa era da correggere e migliorare. Tutti attendevano il suo 'responso'.

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Franco Albini dimostra di riconoscere l'importanza e la nobiltà della tradizione popolare, omaggiando e rileggendo in modo creativo la tecnica artigianale dei cestai con il progetto di due poltrone in malacca e canna d'India.

Margherita e Gala vengono presentate nel 1951 alla XI Triennale di Milano. Una è la prima poltrona “senza gambe” del design italiano, progettata in collaborazione con Gino Colombini e premiata con la Medaglia d'Oro proprio a quella Triennale; l'altra è Gala, disegnata invece insieme ad Ezio Sgrelli.
In entrambe il sistema strutturale è a vista e non ha bisogno di alcun rivestimento, caratteristica che conferisce loro un aspetto di leggerezza. La costruzione a gabbia dona elasticità rendendo confortevole l'appoggio per il corpo.
Entrambe saranno prodotte dall'azienda Bonacina a partire dal 1955.

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Nella sua costante e instancabile ricerca, Franco Albini è accompagnato da Roberto Poggi, l'artigiano di Pavia che realizza la maggior parte dei suoi pezzi. L'architetto milanese rielabora i suoi progetti con caparbia e tenacia, declinandoli secondo varie soluzioni, con l'obiettivo di avvicinarsi il più possibile alla perfezione.

Il continuo dialogo e il confronto con l’artigiano, soprattutto sui dettagli tecnici e sui particolari costruttivi, oltre a un'intesa di fondo e a un approccio comune, hanno contribuito a sviluppare l’elaborazione di un metodo che ancora oggi funge da esempio per chi affronta questo mestiere.

 “L’incontro con Albini è stato per noi determinante; era ciò che cercavamo ed è proseguito per 27 anni di lavoro assieme, continuati poi con Franca Helg, Marco Albini, Antonio Piva”. Così dice Roberto Poggi in un’intervista pubblicata su Domus nel 1991.

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Margherita, schizzo

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Luisa, disegno tecnico