Salone del Mobile Milano

La manualità

L’ARTE DEL FARE
"...un buon progetto nasce non dall'ambizione di lasciare un segno, ma dalla volontà di instaurare uno scambio, anche piccolo, con l'ignoto personaggio che userà l'oggetto..."

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I modelli dei sanitari per Ideal Standard, in gesso verniciato, portati a Bruxelles  alla sede dell’azienda, avevano stupito per la loro perfezione che non si distingueva dalla produzione industriale.

Queste manualità che a Milano e in Lombardia hanno avuto e hanno trovato molteplici artigiani inimitabili per capacità e perfezione – ricordiamo solo il laboratorio Sacchi e il laboratorio Ghianda – sono un aspetto non trascurabile di quel lavoro a più mani che, secondo Castiglioni, “deve essere l'approccio operativo del designer”.

In questa modalità d'agire possiamo sempre trovare, nei loro oggetti, la soluzione a un problema concreto, soluzioni spesso semplici per problemi complessi, piccoli gesti, un pizzico d'ironia, a volte uno sguardo ludico che non perde mai il senso della funzionalità.

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Il lavoro con gli artigiani, in particolare con il laboratorio di Giovanni Sacchi, è stato continuo e alcuni prototipi in legno e altri in gesso, realizzati da Perolini, mostrano come queste manualità fossero un modo per offrire al committente una reale sostanza dell'oggetto che nessuna realtà virtuale è ancora in grado di realizzare.

Esempio di questa manualità realizzativa sono i prototipi in legno della macchina fotografica progettata per la Ferrania nel 1964, prototipi che hanno anche avuto una versione in gesso testimoniate da foto di archivio e che ci permettono di evidenziare come l'oggetto potesse essere utilizzato.

Lo sviluppo del loro percorso progettuale non è riconducibile a uno "stile", negli oggetti non vi sono forme ripetute, specifici segni personali: è la razionalità l'elemento che rende coerente ogni oggetto facendolo uno partecipe dell'altro, trovando per ciascuno la soluzione più adeguata.

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Gli oggetti reali devono essere disegnati, ma soprattutto realizzati nella loro tridimensionalità, e questo per i Castiglioni era un'eredità tramandatagli dal padre, scultore.

I Castiglioni hanno scritto pochissimo…che l’abbiano fatto apposta? In effetti non si sono mai persi nelle elucubrazioni teoriche, metodologiche e hanno lasciato parlare i loro progetti, i loro oggetti. Se si guarda lo sviluppo del loro studio di architettura si vede come, all'inizio della loro attività, i prototipi siano stati realizzati prima in plastilina, poi in gesso - lo stesso processo che il padre utilizzava nella sua attività di scultore.

Nel tempo i materiali sono cambiati, ma l'approccio è rimasto lo stesso, anzi la loro manualità è stata supportata da altri artigiani andando a formare quell’équipe che Achille richiama come elemento sostanziale nello sviluppo della sua attività.

La sua modernità sta proprio in questo, "il vero designer è colui che lavorando in équipe progetta e realizza oggetti vari per bisogni reali".

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