Primo Orpilla

New York

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Come il design può concentrarsi sull’essere umano e ispirare creatività e collaborazione sul posto di lavoro? Quali saranno le nuove tendenze del design nella progettazione del workplace3.0?

Oggi lavorare nel mondo del design è molto diverso dai miei inizi, 25 anni fa. Ora abbiamo tecnologie e una forma mentis adatti a fondere esperienze e approcci progettuali differenti, siamo sempre più pronti a captare le tendenze in atto e adattarci agli stili delle diverse generazioni. Siamo più attenti all’Uomo, che diventa il nostro punto di partenza. Il design del workplace, in particolare, è un settore entusiasmante dove far convergere design di matrici differenti – residenziale, hospitality, workplace – per cogliere tutte le esigenze dell’uomo che lavora e tutte le opportunità che il pensiero progettuale mette a disposizione. Il workplace 3.0 è in trasformazione: non più strutture gerarchiche verticali, ma organizzazioni sempre più orizzontali. Osserveremo il culmine di questa tendenza quando la generazione dei Millennials ricoprirà posizioni di management. L’ambiente di lavoro si farà ampio, aperto, fluido, ibrido per dare impulso alla condivisione, all’inclusione e dunque alla creatività. Progetteremo ambienti per conversare, cooperare, lavorare ma anche mangiare, passeggiare, riposare perché abbiamo bisogno anche di questi momenti per poi creare.

Sta parlando dunque di ibridizzazione tra luogo di lavoro e spazio personale?

Certo. Questo è ormai il futuro prossimo. In ufficio è naturale avere ambienti formali – sale riunioni, postazioni di lavoro divise, uffici gerarchici. Ma pensiamo a come le conversazioni si trasformano se sostituiamo scrivanie e sedute con i comodi mobili di un salotto. Il dialogo diventa più coinvolgente, collaborativo, diminuiscono le incomprensioni. Questo approccio anche “fisicamente” più orizzontale stimola alla collaborazione. Viviamo in un’economia che si basa su nuove e grandi idee, non possiamo permettere che vengano frenate da strutture verticali.