Noé Duchaufour-Lawrance

Parigi

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Qual è oggi la tua concezione del lusso?

Secondo me vi sono due orientamenti: un lusso durevole, non più basato sulla dimostrazione ma sull'emozione. Le materie, la confezione, la fabbricazione diventano più importanti del marchio. Il mestiere, l'atelier o l'artigiano ridiventano l'asse centrale. Un lusso che è esigente a livello della qualità ma soprattutto del rapporto con il tempo. La presenza della mano continua ad essere necessaria, ma questo lusso non esclude il contributo della tecnologia, dal momento che la qualità non viene sacrificata.
E poi il lusso è anche e forse soprattutto un lusso basato sull'esperienza. Il bisogno di vivere un'emozione attraverso un oggetto desiderato che si finisce col possedere dopo vari mesi di attesa, un oggetto che svolge un ruolo importante nella nostra vita, un oggetto che potremo trasmettere ad altri una volta ricoperto dalla patina della nostra vita. Ma anche un'esperienza che si fissa nella nostra memoria e che verrà vissuta una sola volta, come un viaggio, la gastronomia, i momenti che ci formano e che creano la nostra memoria emozionale, che è la nostra maggiore ricchezza, il nostro maggiore lusso.

Secondo te questa concezione del lusso si generalizzerà in futuro?

Se il nostro mondo continua a cercare risposte nel processo industriale, ebbene sì, il lusso cercherà sempre la rarità e la sincerità del gesto, della materia e dei sensi. Quel che oggi sembra un'evidenza, domani potrà diventare un lusso. Un lusso che rispetta il nostro orologio biologico, i nostri cicli e che attinge alla natura delle cose.
Se l'umanità cerca la sua salvezza nella conquista dello spazio e nelle manipolazioni genetiche, nell'automazione e nella dematerializzazione ad oltranza, il lusso di domani sarà quello di essere profondamente umani.